“Contro lo sviluppo”: un passo avanti, tre salti indietro.
Stabilito e confermato che nessunissimo partito ha la minima intenzione di inserire nel proprio programma una qualche forma di progetto di interruzione dello sviluppo illimitato, e che neanche organizzazioni e associazioni varie sembrano disposte ad avventurarsi su questo irto ed impopolare sentiero, i critici e gli insofferenti si aggirano in ordine sparso, chi beandosi di un nobile isolamento ed auspicando una catastrofe abbastanza rapida da poter permettere di dire, alfine, “visto, l’avevo detto, io...” – chi invece cercando simpatie e teorizzando movimenti e affinità. Vanno senz’altro inseriti tra questi ultimi gli autori, Marino Badiale e Massimo Bontempelli, di un breve scritto dal titolo invitante: Contro lo sviluppo – Punti critici per una nuova forza politica, che potete trovare qui:
http://www.zmag.org/italy/badiale_bontempelli-controsviluppo.htm
L’articolo, scritto in genere con apprezzabile chiarezza, parte dalla constatazione che le forze politiche di ogni orientamento sostengono attivamente l’idea di crescita economica senza fine e contiene degli esempi stringati ed efficaci che evidenziano come equiparare il prodotto interno lordo di un paese al benessere dei suoi cittadini sia in buona sostanza erroneo, cosa che trovo del tutto condivisibile.
Ho trovato sorprendente che con presupposti di questo tipo gli autori siano giunti a delle conclusioni così moderate, ma pensandoci bene ciò non solo è normale, ma va tenuto presente che una grande eterogeneità di prospettive sarà quello che certamente ci troveremo di fronte se si diffonderà l’avversione allo sviluppo. Vale forse la pena quindi di evidenziare in modo schematico i punti che ho trovato deboli nel documento in questione.
http://www.zmag.org/italy/badiale_bontempelli-controsviluppo.htm
L’articolo, scritto in genere con apprezzabile chiarezza, parte dalla constatazione che le forze politiche di ogni orientamento sostengono attivamente l’idea di crescita economica senza fine e contiene degli esempi stringati ed efficaci che evidenziano come equiparare il prodotto interno lordo di un paese al benessere dei suoi cittadini sia in buona sostanza erroneo, cosa che trovo del tutto condivisibile.
Ho trovato sorprendente che con presupposti di questo tipo gli autori siano giunti a delle conclusioni così moderate, ma pensandoci bene ciò non solo è normale, ma va tenuto presente che una grande eterogeneità di prospettive sarà quello che certamente ci troveremo di fronte se si diffonderà l’avversione allo sviluppo. Vale forse la pena quindi di evidenziare in modo schematico i punti che ho trovato deboli nel documento in questione.