la comprensibile esistenza di una musica inaccettabile

Ho scritto questo articolo circa dieci anni fa (per la precisione, alla fine del 1996) per chiarire alcuni luoghi comuni sulla musica napoletana contemporanea e perché tutti quelli che ne parlavano dimostravano di non conoscerla, di non averla mai ascoltata con attenzione e di conseguanza dicevano un sacco di sciocchezze. Anche se un po' datato - in dieci anni cambiano tante cose (Mario Merola era vivo, Gigi D'Alessio era totalmente ignoto al di fuori del suo contesto e così via) - e con qualche piccolo errore, l'articolo resta secondo me ancora valido nell'affrontare da un punto di vista materiale e funzionale un'espressione culturale di massa. Divenne il capitolo di un libro che ebbe vendite scarse, però fu letto da un giornalista de "Il Mattino", Federico Vacalebre, che riprese il termine che avevo coniato, cioè "neomelodica", nei suoi articoli e anche in un libro (citandolo correttamente). Con mia grandissima sorpresa una parola messa lì per colmare un vuoto terminologico, ma senza grandi pretese, divenne in pochissimo tempo un termine diffusissimo e radicato nel linguaggio. Ancora oggi quando mi capita di raccontare a qualcuno che sono io il "colpevole" dell'esistenza del vocabolo ho l'impressione di non essere creduto. Dimenticavo, mi avevano detto che mi pagavano (500mila lire), e non l'hanno mai fatto, e ciò fu forse un bene: ho capito che andare a questuare per farmi dare i soldi che mi spettano per un lavoro non è arte mia. Così si estinse ogni pur vaga ambizione di fare il giornalista. (G.A., giugno 2007)

  

LA COMPRENSIBILE ESISTENZA DI UNA MUSICA INACCETTABILE

 
Invito ad un piccolo esperimento domestico

La modesta dimostrazione che viene qui di seguito illustrata richiede pochi elementi: un qualsiasi apparecchio radiofonico in grado di captare le stazioni che trasmettono in modulazione di frequenza, un posto ove l'ascolto di tale apparecchio sia ordinario - casa, luogo di lavoro, se compatibile con la diffusione di musica, sedi di associazioni a carattere culturale, ricreativo o politico, e così via - e, infine, una o più cavie umane. Le cavie ideali dovrebbero appartenere a quella consistente fetta di popolazione che ha compiuto studi medio-superiori o universitari, democratica e/o progressista, di certo antirazzista. Vanno bene anche i rivoluzionari, se vi riesce di trovarne. L'importante è che le cavie dedichino una certa attenzione e una parte del loro tempo al consumo culturale, che siano gente che legge, vede, ascolta: sono presumibilmente le persone che ti circondano quotidianamente, o lettore. Dimenticavo, è necessario che ci si trovi a Napoli, o nei suoi dintorni.
Poni il sintonizzatore in corrispondenza delle emittenti che mettono in onda la musica più banale, più commerciale, più scontata che riesci a trovare (non essere sleale, Radio Maria non vale). Fai sì che vengano ascoltati Ramazzotti, Baglioni, Masini o quell'infinità di musiche dance e di gruppetti similpop e falsorock di lingua inglese, tutti uguali e tutti identicamente noiosi. Le tue cavie non avranno, generalmente, alcuna reazione, oppure chiederanno più o meno cortesemente di cambiare stazione, magari lamentandosi che la radio non manda mai niente di buono e ho capito domani porto io delle cassette. Si fermeranno su un De Gregori e dopo De Gregori pubblicità e poi ecco Concato e pace.
Prova invece, in un giorno successivo, a fermarti su una a caso di quelle decine e decine di microradio che mandano Ida Rendano, Ciro Ricci, Nino D'Angelo, Franco Ricciardi, Carmelo Zappulla: all'impatto la cavia reagirà con raccapriccio maldissimulato o con manifesto disgusto, l'espressione più moderata sarà "ma che cazzo ti senti?!", l'eventuale silenzio sarà imbarazzato o esterrefatto.
Cosa è mai successo? È successo che la tua cavia ha incontrato ciò che sente diverso da lei ma ne lambisce e a tratti ne condivide il territorio di appartenenza, ha toccato con le orecchie una musica brutta, sporca e cattiva, una musica inaccettabile, la musica dei tamarri. La tua cavia non lo sà, ma è impregnata fino al midollo di un invincibile razzismo culturale.

 (Continua)


Diario di viaggio n. 2

Diario di Viaggio

di un cavernicolo vinilitico casualmente in transito nel millennio sbagliato

giugno 2006, n. 2

Cercatelo, registratelo o scaricatelo e poi venitemi a raccontare che effetto vi fa. L’inizio ricorda vagamente Imagine di John Lennon, con un piano elettrico e una chitarrina parimenti anemici che mettono in croce quattro accordi da falò dei boyscout. Subito dopo parte una voce che rimanda metà a Gianni Bella e metà a Dario Baldambembo e metà a Marco Ferradini e metà a Drupi. La musica sembra composta da Riccardo Cocciante in combutta con Antonello Venditti su commissione della casa discografica per farla cantare ai Dik Dik a San Remo ’72.

Il testo cominciava così: Sta nel fondo dei tuoi occhi / sulla punta delle labbra / sta nel corpo risvegliato / nella fine del peccato / nella curva dei tuoi fianchi/ nel calore del tuo seno / nel profondo del tuo ventre / nell’attendere il mattino...

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Diario di viaggio n. 1

Diario di viaggio

di un cavernicolo vinilitico casualmente in transito nel millennio sbagliato

febbraio 2006, n. 1

Non era solo un oggetto materiale, molto di più. Era il centro del mondo lontano e libero che arrivava in casa con una copertina bronzea, apribile, 31 x 62 centimetri, un mezzo chilo scarso di cellulosa e cloruro di polivinile, suoni inauditi per noi ragazzini ultraperiferici. Sì lo so che le ossa di Hendrix da tempo biancheggiavano, e che loro erano semplicemente gli avamposti della retroguardia. Ma lo so oggi, allora pareva una porta che si spalancava su universi appena percepiti, e ciò non aveva prezzo. Anzi, ce l’aveva. Un lp costava, vi rammento, cinquemila lire – doppio, diecimila.

 (Continua)