Specismo e Antispecismo - saranno idee nuove, ma sono davvero buone idee?

Published on 10/15,2007

 

L'otto agosto 2007, Eva Melodia, ha così commentato "un passo avanti, tre salti indietro":

Trovo non sia esatto che nessun movimento si stia immettendo nell'impopolare sentiero di cui si parla. Piuttosto bisogna prestare attenzione ai movimenti emergenti, alle correnti emergenti,  e aprire un tantino la testa per riuscire ad avere una visione veramente a tutto tondo dei fenomeni che dobbiamo contrastare ma soprattutto delle loro cause. Che non lo stiano facendo  partitito e politichini è normale. Praticamente tutte le ideologie attualmente istituzionalizzate sono obsolete e completamente inutili per affrontare i veri problemi dell'umanità. In un certo  senso fin'ora abbiamo scherzato. Adesso il gioco è veramente duro, e quattro ideucce di destra o di sinistra si rivelano veramente ridicole rispetto al casino globale sempre più evidente.  Servono idee nuove. Serve guardare in faccia la realtà. I tre salti indietro non sarebbero che un "metodo", l'unico forse, ma senza cambiare testa e avere una visione realista di cosa ci ha  portato fino a questo delirio, non è un metodo attuabile. Per quel che mi riguarda la realtà si chiama "specismo", la testa che cambia "antispecismo", il metodo è da trovare e in fretta.  I punti assolutamente da attuare: 1. Disarmo totale nucleare 2. Decrescita numerica di individui fino ad un massimo di un terzo del numero ad oggi registrato (ipotesi approsimativa di  sostenibilità) 3. Disgregazione dei centri urbani 4. Tornare ad una economia di sussistenza tanti altri punti che non cito per non rovinare la cena a nessuno, tanto basta collegare il cervello  per capire quali sono gli altri punti. E gli effetti più che ovvi. Ciao ciao alla play station e a tante altre cosucce. Lo so che a quelli col suv viene da ridere o l'ansia, ma bisognerebbe che  pensassero a quanto siamo disposti a pagare quello che ora in maniera ridicola chiamiamo benessere e a fare pagare ai nostri figli, (e non necessariamente tra molto tempo) in termini di  guerre, carestie, malattie da inquinamento, follia, mancanza di dignità. Saluti e baci Eva Melodia


Cara Eva Melodia,
spero tanto che tu abbia ragione e che quanta più gente è possibile riesca a percepire come il modello di vita che viene propagandato con modalità ossessive stia divenendo giorno per  giorno una specie di bomba ad orologeria, che sarebbe poi quello che tu chiami "guardare in faccia la realtà". A dire il vero non so se si tratti di ideologie obsolete e se davvero servono "idee nuove". Come ho già scritto, l'internazionalismo non è certo un'idea nuova. Che l'abolizione delle frontiere sia uno dei compiti più urgenti per chi voglia tentare di avvicinarsi ad un mondo  più tollerabile di questo non costituisce per niente un'intuizione recente, ma dovrebbe essere un patrimonio acquisito. E invece tutti a parlare di patria, di nazione, di tradizione, di etnie, come se fossero valori capaci di difenderci dall'assalto del capitale globalizzato.
Guardo alle "parole nuove" sempre con una certa diffidenza.
 
 
 
 

Ad esempio lo "specismo" (nuova fino a un certo punto, la parola ha quasi 40 anni) e l'antispecismo non mi paiono affatto  degli strumenti utili alla nostra opera. Io posso avere una discussione con te, posso associarmi spontaneamente o in maniera pianificata con altri H. sapiens in un'attività ludica o in una  rivolta, e con loro posso ritrovarmi in assemblea ed eventualmente decidere qualcosa. Tutto ciò non lo faccio certo con gli opossum, le carote o con degli Escherichia coli. Il discorso  antispecista è purtroppo infarcito di morale e lo ritengo quindi nocivo. Come sapiens. non mi sento superiore moralmente né all'echidna né al ravanello, come il coccodrilllo non si ritiene  moralmente superiore alla zebra che si sta pappando. Deve mangiare per vivere, mica deve fare catechismo.
Credo che sia l'ora di abbandonare morale ed etica in sacrestia e occuparci finalmente di cose più meritorie.
Il tuo programma in quattro punti ha un certo buon senso, ma per il mio modo di vedere parte dal lato storto, cioe da quella che sarà più una conseguenza che non l'obiettivo immediato.
1 - Il disarmo nucleare si avrà quando avremo diffuso una forte sfiducia nelle caste militari, quando sarà senso comune che generali e truppe operanti sul territorio ove viviamo sono  altrettanto o più pericolosi di quelli degli eserciti "stranieri",  che si trovano in luoghi distanti.
2 - La decrescita numerica della popolazione sarà uno degli effetti di un drastico mutamento delle strutture produttive. Il capitalismo ha assoluto bisogno di morti di fame da sfruttare, dunque  se non si combatte la democrazia capitalista difficilmente avrai una diminuzione della popolazione. Il caso Italia è particolarmente evidente: come si sono cominciati a vedere gli efettii di una contrazione della natalità la manodopera per lavori di merda ha iniziato a scarseggiare, per cui lo stato e il capitale hanno fatto in modo che la popolazione continuasse a crescere con  l'afflusso di disperati provenienti da luoghi dove gli stati e il capitale avevano creato miseria e disperazione.
3 - Stesso identico discorso vale per la disgregazione dei centri urbani, funzionali all'alienazione della produzione ma anche a quella della decisione quotidiana sulla propria vita. Anche questo sarà un effetto del rifiuto di abitare in luoghi inadatti alla vita e di preferire zone ove ci si possa materialmente prendere maggiori responsabilità circa la propria esistenza.
4 - Come sopra: non dobbiamo pensare che la libertà sia un sacrificio; la conquista di questa sarà un sommovimento che modificherà tanto, ma sapere prima cosa non ci è dato. Avremo o non avremo la play station? Mi pare un discorso poco interessante. Cominciamo a muoverci in direzione di una critica radicale alle strutture gerarchiche - non come i seguaci di Grillo che vorrebbero che la politica venisse messa in riga da magistrati e poliziotti, sai che affare... - e vediamo che succederà. Avrò l'home cinema con schermo a sessanta pollici? E l'aria condizionata nel gabinetto? E la lavatrice? E la bicicletta? E il trattore?
Ma, dico, non abbiamo di meglio da fare che tentare esperimenti di divinazione? Cominciamo a mettere mano al presente che qui di gente che crepa di tumore, o inizia una vita da infermi, a trent'anni ce n'è una quantità impressionante, e poi se ne parla. Altrimenti rischiamo che resti tutto nella nostra testolina, no?
saluti e baci anche a te e grazie del tuo contributo,

 

Giuseppe Aiello, ottobre 2007


Comments

  1. 11/01,2007 | 16:06
    Salve, dichiaro in partenza che intervengo per esprimere un punto di vista sull'argomento che spero possa contribuire a mostrare l'utilità dell'antispecismo come strumento ideale di riferimento per intraprendere azioni concrete di lotta all'ideologia dello sviluppo continuo. innanzi tutto vorrei chiarire un punto preliminare, ovvero che l'antispecismo è qualcosa di più e di diverso dalla rivendicazione di diritti e rispetto per gli animali non umani. Il fatto, ricordato da Giuseppe, che noi in quanto esseri umani viviamo in un contesto di relazioni sociali composto prevalentemente di altri umani, se da una parte rappresenta un dato di fatto coerente con la naturale propensione di tutti gli animali sociali alla preferenza di specie, ed è in questo senso del tutto comprensibile e legittimo, d'altro canto questo fatto può anche dare adito a due altre considerazioni: una è che se lo guardiamo in prospettiva storica potremmo accorgerci che l' auto-segregazione degli umani è un fenomeno che seppure nasce da una propensione naturale è stato però portato all'esasperazione nel modello sociale in cui oggi viviamo, un modello nel quale è programmaticamente promosso l'isolamento degli individui e dei gruppi rispetto alla dimensione collettiva nella quale il singolo si inserisce e contribuisce a creare una rete di relazioni che nel suo complesso può meglio individuare e perseguire le finalità pratiche effettivamente più utili e necessarie alla sopravvivenza e alla qualità della vita di tutti. da questo discorso può facilmente emergere la consapevolezza dell'opportunità di allargare il nostro orizzonte sociale anche al di là del confine di specie, poichè il "non umano" in tutte le sue forme costituisce in realtà una enorme parte del mondo in cui e grazie a cui tutti noi viviamo, e una parte veramente indispensabile, le cui esigenze non possono davvero più essere rimosse dalla nostra coscienza, se non altro in quanto esse coincidono con le nostre stesse necessità di sopravvivenza. in pratica il concetto è lo stesso che tu Giuseppe richiami parlando della necessità dell'internazionalismo: così come le divisioni etniche e quelle sociali cooperano in maniera determinate al perpetuarsi di questo disastroso sistema politico-economico, allo stesso modo la divisione dei viventi in specie è funzionale ad alimentare la percezione degli interessi dell'una (quella umana) come distinti e magari contrastanti con quelli delle altre, e ad allontarare così la possibilità di comprendere la comunanza di destino tra tutti gli organismi che popolano il pianeta. infondo questo è un concetto davvero antico! basta ricordare che il motto "divide et impera" non è mai passato di moda nè tramontato di efficacia dai tempi dell'impero romano. in secondo luogo vorrei fare una precisazione a proposito del discorso "morale", che tu hai solo citato en passant, ma che secndo me invece costituisce un punto molto importante su cui riflettere nel contesto di questa discussione. le tue parole in proposito lasciano trapelare una considerazione aquanto dispregiativa della dimesione morale, probabilmente conseguente alla sottostante e predeterminata identificazione dell'etica tout court con ciò che io definirei il moralismo cattolico. ci tengo perciò a chiarire che l'etica nel suo senso autentico non può assolutamente essere ridotta a un certo insieme di norme di bigotteria vaticana o di costume nazionalpopolare. l'etica è a tutti gli effetti parte della nostra umanità, una parte importante che anche volendo non è proprio possibile eliminare o ignorare. l'etica è indispensabile per vivere in un conesto sociale, poichè fornisce il fondamento della dimesione relazionale, tanto è vero che anche gli animali sociali hanno la propria, e nessuno per quanto si sforzi potrebbe mai vivere insieme ad altri privo di un qualsisvoglia codice etico, nè alcuna teoria politica o culturale potrebbe mai svilupparsi senza riferirsi più o meno implicitamente a una qualche concezione morale. ciò ovviamente non significa che l'etica sia un mero prodotto culturale (semmai secondo me è il contrario), anche se è innegabilemente influenzata dalla cultura di riferimento, ma anzi che proprio a livello di questa fondamentale dimensione di pensiero, di cui credo che ognuno dovrebbe riappropriarsi nella pienezza della propria autonomia e responsabilità, può nascere e radicarsi una valida critica alle strutture (politiche, sociali, economiche, culturali, morali) esistenti. se la parola "morale" viene intesa in questo senso scevro di implicazioni pregiudiziali è senz'altro vero che l'antispecismo è intriso di moralità. ma non penso affatto che questo sia un male, quanto piuttosto che dovremmo seriamente rivedere anche i nostri concetti di etica e morale, liberandoci dagli angusti schemi precostituiti che servono proprio a limitare la nostra innata capacità creativa e contestatrice in questo campo basilare della nostra esistenza, che proprio per la sua caratteristica portata universale e il suo irrinunciabile legame con la concretezza ha in se la potenzialità di influire in modo determinate su tutte le nostre attività tanto teoriche che pratiche. sta solo a noi sfruttare al meglio questo potenziale. saluti antispecisti e solidarietà

Leave a Reply